"I versi di questa raccolta somigliano a onde, stanno in una corrente che accompagna. Mettersi è il verbo di chi deve andare allo sbaraglio di un’emigrazione: mettersi nel viaggio. È carovana, pista nel deserto, in mani di mercanti di persone. Sono i peggiori: di qualunque altra mercanzia avrebbero premura di custodia e consegna.

Il corpo umano è diventato la più redditizia delle merci. Occupa poco spazio e pure se non sbarca, non arriva a destinazione, ha pagato lo stesso.

Naufraga da invincibile. Non può essere fermata la spinta di chi ha smesso di aspettare. Ogni persona delle miriadi che si mettono nel viaggio, si stacca da un’oppressione e si sporge sul vuoto. Questi versi plurali, irregolari, non possono riempirlo, ma vogliono tenere compagnia alla vita sospesa dei viaggianti."

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Paolo Barcella:

"Siamo diventati xenofobi perché ci siamo dimenticati del nostro passato? No, la memoria non basta.

È uscito un bel libro del giornalista Concetto Vecchio, dedicato all’emigrazione italiana in Svizzera. Molti spunti e questioni che Vecchio solleva dialogano con i problemi del nostro presente di paese d’immigrazione. Come altri lavori di questo genere, il libro di Vecchio è candidato a diventare uno strumento a disposizione di chi intende combattere la xenofobia con la memoria degli italiani all’estero. Ho scritto quindi – riflettendo anche sulle centinaia di memorie che ho raccolto negli ultimi quindici anni – alcuni appunti che propongo come una riflessione sull’uso politico della memoria dell’emigrazione italiana, sul ruolo che questa memoria ha avuto e può avere nei dibattiti odierni. Mi chiedo: la memoria dell’emigrazione è un utile arnese per combattere la xenofobia? Siamo diventati xenofobi perché ci siamo dimenticati del nostro passato? Io credo di no. Detto questo, il libro di Vecchio rimane bello e utile, una volta chiariti i limiti del discorso. Ecco i miei appunti, pubblicati dalla Rivista del Mulino"